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lunedì 13 aprile 2015
mercoledì 1 aprile 2015
UN ALTRO CASO IN CUI LA COMPLIANCE DELLE REGOLE PUO' ESSERE DECISIVA
Sono state inasprite, con un
emendamento del Governo al Ddl Corruzione, depositato in
Commissione Giustizia alla Camera, le pene (minima e massima) per chi si rende
colpevole di falso in bilancio:
· reclusione
da 3 a 8 anni in caso di società quotate in borsa;
· da
uno a 5 anni negli altri casi.
Inasprite anche le sanzioni:
· da
un minimo di 400 a un massimo di 600 quote (finora 150-330) nel caso si
manomettano le comunicazioni sociali di imprese in listino;
· da
200 a 400 quote per quelle non soggette all’andamento borsistico, invece dei
100-150 attuali.
Inoltre,
viene prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni per fatti di lieve entità,
valutati tenuto conto della natura e
delle dimensioni della società e
delle modalità o degli effetti della condotta, a meno che i fatti non
costituiscano un più reato grave.
E,
qui, viene la vera novità: per le piccolissime realtà, il delitto sarà procedibile
soltanto «a querela della società, dei soci, dei creditori, o degli altri
destinatari della comunicazione sociale»; ma, in tutti gli altri casi, sia che le imprese siano
quotate o meno in borsa, il falso in bilancio sarà sempre perseguibile d’ufficio. Si
tratta di un giro di vite che, secondo il Guardasigilli Andrea Orlando, farà sì
che si passi «da un reato di danno a un reato di pericolo».
Al di là di
ogni altra valutazione (quali sono i criteri oggettivi per stabilire i fatti
di lieve entità?), rimane il fatto di una responsabilità che spesso può
sfuggire dallo stretto ambito di operatività dell’imprenditore, che potrebbe
essere coinvolto, anche suo malgrado, in vicende giudiziarie pericolose.
L’unico suggerimento
utile, onde evitare evenienze di questo tipo, è, non soltanto una costante
azione di adeguamento e aggiornamento alle norme, ma anche una diffusione e
condivisione delle stesse e il continuo monitoraggio del sistema.
venerdì 27 febbraio 2015
COMPLIANCE: DI COSA STIAMO PARLANDO?
Di qualcosa che esiste già, ma forse pochi ci hanno fatto caso. Un’esigenza, una professione, una nuova e reale opportunità in un mondo che cambia e interagisce sempre più, nel quale diventa indispensabile gestire la complessità e l’adeguatezza alle norme.
E’ di oggi un articolo sul Sole 24 Ore che affronta il problema del Compliance Officer nelle banche. “Ha il compito”, vi si legge, “di supervisionare e gestire le tematiche di compliance all'interno dell'organizzazione, assicurando che la struttura sia conforme ai requisiti dettati dalla regolamentazione e che le risorse stiano rispettando le politiche e le procedure interne”.
Si afferma inoltre che tale funzione, indipendente, ha il compito di assicurarsi che, in primis il cda, quindi tutto il management e i dipendenti, si attengano alle regole dettate da agenzie ed enti regolatori (a esempio, Consob) per decreti come il 231. Le politiche aziendali devono essere seguite e rispettate, e il comportamento interno dovrà essere conforme agli standard adottati.
Il Compliance Officer è descritto nell’articolo come una delle figure oggi più richieste in Italia, e vengono indicate retribuzioni medie che vanno dai 50.000 ai 150.000 € lordi annui, a seconda dell’esperienza.
La nota che vorremmo fare è solo questa: se nelle banche questa figura ha acquisito da tempo tale rilevanza, la nuova norma ISO 19.600:2014 non ha fatto altro che recepire un’esigenza attualissima.
Prima daremo delle risposte e meglio sarà.
E’ di oggi un articolo sul Sole 24 Ore che affronta il problema del Compliance Officer nelle banche. “Ha il compito”, vi si legge, “di supervisionare e gestire le tematiche di compliance all'interno dell'organizzazione, assicurando che la struttura sia conforme ai requisiti dettati dalla regolamentazione e che le risorse stiano rispettando le politiche e le procedure interne”.
Si afferma inoltre che tale funzione, indipendente, ha il compito di assicurarsi che, in primis il cda, quindi tutto il management e i dipendenti, si attengano alle regole dettate da agenzie ed enti regolatori (a esempio, Consob) per decreti come il 231. Le politiche aziendali devono essere seguite e rispettate, e il comportamento interno dovrà essere conforme agli standard adottati.
Il Compliance Officer è descritto nell’articolo come una delle figure oggi più richieste in Italia, e vengono indicate retribuzioni medie che vanno dai 50.000 ai 150.000 € lordi annui, a seconda dell’esperienza.
La nota che vorremmo fare è solo questa: se nelle banche questa figura ha acquisito da tempo tale rilevanza, la nuova norma ISO 19.600:2014 non ha fatto altro che recepire un’esigenza attualissima.
Prima daremo delle risposte e meglio sarà.
giovedì 26 febbraio 2015
IL COMPLIANCE OFFICER
In data 25.02.2015 si sono incontrati il
Direttore della Scuola di Scienze Aziendali di Firenze, Dott. Lorenzo Ricci,
con il Presidente di Assocompliance, Dott. Federico Calvelli, per
valutare la possibilità di strutturare un percorso didattico idoneo a formare
futuri profili di Compliance Officer, intesi anche come manager nelle medie e
grandi aziende, come dettato dalla recente ISO 19600:2014 uscita a dicembre.
Tale
percorso sarà probabilmente rivolto agli studenti in uscita della S.S.A.
come master di approfondimento tematico che, oltre a fornire le competenze
necessarie a questo innovativo profilo, possa anche dare, previo superamento di
un esame di fine percorso, una qualifica ufficiale da aggiungere a quella della
Prestigiosa Scuola Fiorentina al fine di aprire nuovi ed ulteriori percorsi
professionali.
martedì 13 gennaio 2015
ASSOCOMPLIANCE
Assocompliance è un'associazione nazionale che riunisce professionisti e aziende che operano nel mondo della Compliance.
Si occupa di diffondere la cultura della Compliance anche nell'ottica delle linee guida dettate dalla ISO 19600:2014. Qualifica i professionisti che operano in questo ambito.
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